Da qualche giorno ripenso al nuovo spot Tampax e c’è sempre qualcosa che non mi torna. Anche se a prima vista lo spot sembra essere rivoluzionario: uomini che parlano di assorbenti e sanno pure come si usano. Wow!  Rimane un retrogusto sessista.

 

tampax a prova di uomo

A quel sottile ribadire sempre gli stereotipi di genere si è aggiunta un’ambigua contrapposizione di concetti  facile vs. difficile.  Lo spot sembra dire tra le righe: se un assorbente lo sanno usare anche gli uomini,  notoriamente imbranati con queste cose;  per le donne, che hanno una marcia in più,  sarà una passeggiata.

Sembra quasi che lo spot voglia imbonire le donne “parlando male” degli uomini.  Quasi a voler riequilibrare goffamente una disparità di genere, messa in essere dallo spot stesso.

Non è ribaltando i ruoli delle svalorizzazioni, che si promuovono il rispetto reciproco e la parità fra uomini  e donne.

Ci sembra che nel 2016 i brand di largo consumo abbiano ancora timore di affrontare le questioni legate al genere e si arrocchino troppo spesso nei rassicuranti stereotipi anni ’50.

I consumatori, che in primo luogo sono uomini e donne, sono ormai maturi; hanno ben chiari questi concetti e puniscono i brand che enfatizzano o che addirittura alimentano gli stereotipi di genere.

Come è successo alla recente campagna social di Lycia

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Lycia ( o la sua agenzia), dopo centinaia di commenti negativi, si è pubblicamente scusato con i suoi fan e consumatori/trici  per la “leggerezza” con cui voleva “esorcizzare” gli stereotipi di genere. Detto ciò, a mio avviso, il danno d’immagine è rimasto. E i consumatori e le consumatrici se ne ricorderanno.

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È necessario che un Brand sappia costruire attorno ai valori che sostengono il suo core business, un sistema valoriale più ampio, con azioni volte a porsi nella società, come soggetto attivo, partecipe, positivo e includente con i propri valori e la propria storia.