In un precedente articolo ho affrontato la questione relativa alla progettazione di una efficace User Experience, riconducendola a quello che ho definito il “paradigma della BIC”, ovvero la necessità di procedere per iterazioni successive: ad una fase di semplificazione – da qui il riferimento alla famosa penna a sfera – si può procedere alla valutazione di cosa lasciare nel modello e cosa abbandonare, consapevoli che le nostre scelte faciliteranno l’esperienza d’uso per alcuni e ne sacrificheranno altre. Con successive iterazioni si arriverà a un modello che garantisce una convergenza tra punti di vista definiti e, spesso, quantificabili.

Voglio offrire un ulteriore contributo, che introduce altri elementi alla elaborazione di un piano editoriale orientato alla realizzazione di ambienti web fortemente flessibili e riconfigurabili, in rapporto – appunto – alla esperienza utente che si desidera di volta in volta offrire.

schema

Mutuando il paradigma dei Social Network ed applicandolo ad una qualsiasi applicazione o ambiente web, si può schematicamente porre l’accento su tre aspetti principali:

  1. Partire da informazioni di base attendibili ed affidabili. Se l’obiettivo è rendere possibile realizzare dinamicamente una UX fortemente orientata al profilo utente, è assolutamente indispensabile avere a disposizione una granularità di dati che ne definiscano le caratterisitiche, i comportamenti prevalenti, le preferenze.
  2. Scomporre l’informazione in elementi il più possibile atomici, studiati in modo da potere essere riaggregati dinamicamente sulla base del contesto in cui vengono fruiti. È evidente che si avrà sempre bisogno di contenuti più complessi, elementi di approfondimento; ma ciò che dovrà essere possibile è disporre di “anticipazioni” sufficientemente autoconsistenti, capaci di prefigurare il complesso di informazioni che verranno rese disponibili, in un livello successivo di approfondimento. Queste “anticipazioni” saranno gli elementi atomici d’informazione che, opportunamente “taggate” sulla base di una tassonomia di riferimento, potranno essere riaggregati dinamicamente.
  3. Realizzare un concept design degli ambienti che sia fortemente orientato all’utente, alle sue caratteristiche e preferenze (esplicite, cioè dichiarate, come pure implicite, ricavate dai suoi comportamenti). In questa fase può essere di aiuto costruire dei “cluster” intesi come aggregati di caratteristiche che, nel loro insieme, definiscano profili utente. Per consentire la riaggregazione degli “elementi atomici” d’informazione nei differenti ambienti di visualizzazione si procederà ad incrociare ciascun cluster con le voci della tassonomia, così da presentare all’utente un set di contenuti il più possibile vicino ai suoi interessi ed alle sue preferenze.

Un esempio di utilizzo di questo paradigma è rappresentato dal nuovo portale web di Unicoop Tirreno, powered by Net7.

HP UT

Buona experience a tutti!